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Il trifoglio alessandrino: un alleato importante in agricoltura biologica

La rotazione delle colture in agricoltura biologica è un processo fondamentale che serve a garantire il mantenimento delle risorse del terreno, ridurre le infestanti e controllare i parassiti. Intervallare ai cereali, che sfruttano il terreno, le piante cosiddette miglioratrici come il trifoglio alessandrino, che lo arricchiscono, tutela la salute del suolo e lo rende più produttivo.

La tecnica delle rotazioni ha radici antichissime. I primi metodi di rotazione delle colture vengono menzionati dagli antichi romani, e dal Medioevo al XVIII secolo una rotazione di tre anni compreso un anno di maggese, veniva già praticata in Europa. Nel 1700 l’inglese Jethro Tull, uno dei pionieri della moderna agricoltura, inventa la prima seminatrice meccanica e introduce le rotazioni quadriennali, dando inizio alla rivoluzione agricola. Oggi le rotazioni annuali, biennali, triennali o quadriennali con piante appartenenti a diverse famiglie botaniche vengono realizzate seguendo regolamenti dell’Unione Europea e normative regionali.

Tra le piante annuali miglioratrici del terreno, KALI ha deciso di utilizzare nei nostri campi di farro il trifoglio alessandrino (Trifolium alexandrinum) varietà Maremma. Si tratta di una specie molto plastica che offre all’agricoltore molta flessibilità sia in fase di semina che nella gestione del raccolto. Già presente nell’antico Egitto e in Siria, questa pianta è diffusa nelle regioni mediterranee ma anche nel Nord-Europa nelle stagioni più calde e nel sud degli Stati Uniti. La Dott.sa Agronomo Oriana Porfiri, tra i massimi esperti internazionali del settore, ci ha molto gentilmente illustrato in una intervista le caratteristiche principali ed i benefici del trifoglio alessandrino.

Qual è il ruolo del trifoglio alessandrino nell’agricoltura biologica?

Il trifoglio alessandrino appartiene al gruppo delle leguminose, che sono piante miglioratrici del terreno perché sono capaci di assorbire l’azoto dell’atmosfera e fissarlo nel terreno con un meccanismo che si chiama simbiosi. Questa pianta annuale, che è presente anche in natura, si semina e si raccoglie all’interno di un anno, un po’ come il frumento, a differenza di altre specie cugine come il trifoglio violetto o il trifoglio resupinato, che possono rimanere invece per più anni. Dopo la semina, che può avvenire in autunno o a fine inverno, la pianta cresce e può poi essere utilizzata per fare del foraggio, per produrre seme o per fare un sovescio. L’una o l’altra destinazione dipende dall’organizzazione aziendale: se si ha del bestiame in azienda si manda a fare foraggio oppure si falcia il foraggio e lo si destina al mercato.
Visto tuttavia che non c’è un grandissimo mercato, le aziende preferiscono solitamente fare semi anziché foraggio. La terza via possibile per il trifoglio è quella di utilizzarlo per fare il sovescio cioè lo si pianta, lo si fa crescere fino all’inizio della fioritura, dopo di che lo si trincia e lo si interra nel terreno. Il sovescio è un intervento molto importante ai fini della fertilità del terreno soprattutto nelle aziende biologiche dove gli interventi di aggiunta di sostanze fertilizzanti al terreno sono limitati.

Quali varietà esistono di trifoglio alessandrino?

Di trifoglio alessandrino esistono più varietà o biotipi, che si differenziano per caratteristiche biologiche, dimensione e capacità di ricaccio. Esiste un registro di queste varietà, che è depositato presso il Ministero dell’Agricoltura, il quale iscrive le varietà in questo registro previe diverse prove e valutazioni.
Ogni varietà è di proprietà di un qualcuno che l’ha costituita. Quindi c’è una sorta di copyright, un diritto di proprietà, come quando si brevetta una scarpa piuttosto che un vestito piuttosto che una macchina. Quando un’azienda decide di coltivare il trifoglio per produrre il seme, come nel vostro caso, questa deve essere collegata ad un’azienda sementiera. Il seme deve infatti essere poi certificato e questo processo può essere fatto solo da un’azienda sementiera, che abbia la licenza.

Le varietà sono di diversa tipologia: c’è quella più precoce, quella più tardiva, quella più bassa, quella più alta, insomma differiscono tra di loro per alcune caratteristiche. Nel trifoglio, tuttavia, non ci sono tantissimi criteri di scelta perché le differenze non sono così eclatanti. L’unico elemento sul quale si può puntare è la precocità. Se un agricoltore ha cicli molto brevi e semina molto tardi, allora sceglie varietà un pochino più precoci. Un altro elemento di differenziazione è il colore del seme, anche se in termini agronomici non ha molta importanza se un seme sia perfettamente giallo, gialloviola o completamente viola. Il colore è solo un elemento di caratterizzazione della varietà come il colore dei capelli nelle
persone.

Che problemi può presentare la coltura del trifoglio?

Quando noi coltiviamo qualcosa, creiamo un sistema in qualche modo più suscettibile rispetto a un sistema selvatico. Questo principio vale per l’agricoltura in generale e per l’agricoltura biologica o biodinamica a maggior ragione, perché un sistema coltivato è di per sé più delicato. Nel caso del trifoglio non ci sono tantissime problematiche. Le infestanti ci sono, ma ci sono efficaci possibilità di contenerle.
Una prima possibilità e’ passare lo strigliatore, la macchina più utilizzata in biologico per potere togliere le infestanti, quando il trifoglio è affrancato e radicato. Tuttavia, nel caso del trifoglio non è una pratica molto diffusa e viene fatta più per arieggiare la coltura e facilitarne la ripresa che per togliere le infestanti.
La seconda possibilità è la trinciatura, cioè il passaggio con una macchina che trincia completamente la vegetazione sia del trifoglio che delle infestanti. Siccome il trifoglio alessandrino ha una capacità di ricaccio molto rapida, riesce solitamente a riprendere e a coprire lo sviluppo delle infestanti. La trinciatura deve essere fatta ad hoc e non si può trinciare sempre e comunque. Si può trinciare solo prima che la pianta abbia cominciato a produrre bottoni fiorali e solo se si ha la previsione che ci siano le condizioni climatiche perché il ricaccio possa avvenire. Se, per esempio, si trincia il trifoglio nella seconda metà’ di giugno e da quel momento in poi siamo in piena estate con le temperature alte e senza pioggia, questo trifoglio non ricresce, per cui avrò contenuto le infestanti ma avrò anche contenuto lo sviluppo del trifoglio.

Quindi come tutti gli interventi agronomici bisogna valutare questi interventi in relazione alle condizioni della coltura e in relazione all’andamento climatico. Nella semina del trifoglio fatta in autunno, la
possibilità e l’opportunità di trinciare è più alta perché la coltura ha tutto l’inverno per svilupparsi. Nella semina invece di fine inverno o primaverile c’è meno possibilità perché la coltura ha meno ciclo, ha meno mesi per svilupparsi.

Quali sono i parassiti che affliggono le colture di trifoglio?

Tra i malanni che affliggono il trifoglio ci sono soprattutto i funghi: da una parte l’oidio e dall’altra la botrite. Queste malattie aggrediscono il fusto del trifoglio provocandone l’annerimento edin caso di condizioni particolarmente umide anche la necrosi. Quindi il trifoglio si schiaccia per terra perché il fusto non ha più consistenza essendo aggredito dal fungo. In questo caso la trinciatura rappresenta un intervento importante perché azzerando in parte la parte superficiale della pianta, l’arieggia e la muove.
Anche la strigliatura in fase di ricaccio può essere utile nell’agricoltura biologica. Poi ci possono essere altri danni causati da insetti che magari mangiano o il fiore o attaccano la pianta al momento dell’allegagione. Ma in questo caso si interviene molto raramente.

Tuttavia, in linea generale il trifoglio è una coltura a bassissimo impatto ambientale. Anche in agricoltura convenzionale la si fa sostanzialmente senza intervento della chimica. Quindi le aziende che scelgono di fare il trifoglio lo fanno anche per ragioni ambientali. Il vantaggio del trifoglio consiste nel fatto che si tratta di una coltura molto molto plastica e quindi si modula abbastanza bene. Anche se prende un attacco di malattia, alla fine produrrà un po’ meno seme ma comunque può essere raccolta e la produzione non viene compromessa totalmente.

Il trifoglio alessandrino in poche parole?

Il trifoglio alessandrino è tra le specie miglioratrici del terreno più “semplici” e più rapide essendo una pianta annuale. E’ poi una specie molto plastica che può essere seminata in autunno o a fine inverno. Può infine essere gestita per il foraggio, per il seme o per il sovescio.

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